Ho aperto Yandex Webmaster e ho visto un numero difficile da ignorare: 2.000 pagine erano sparite dalla ricerca Yandex in una notte. Il progetto aveva circa 8.000 pagine in totale, quindi quasi il 25% non risultava più partecipe alla ricerca.
La prima reazione è stata ovvia: la SEO può essere brutale. Ma la lezione utile è più precisa. Un crollo improvviso delle «pagine in ricerca» è un’osservazione, non una diagnosi. Il numero era reale. La causa era ancora sconosciuta.
Quello che potevo confermare davvero
In quel momento avevo tre fatti: Yandex Webmaster mostrava 2.000 pagine in meno, il progetto ne contava circa 8.000 e il cambiamento era comparso da un giorno all’altro. Non avevo invece prove di una penalizzazione, di un problema di crawling o del fatto che una specifica modifica tecnica avesse causato il calo.
La distinzione conta perché Yandex separa stati diversi che spesso vengono compressi nella parola «indicizzazione». Un URL può essere sottoposto a crawl e restare comunque escluso dalla ricerca. Yandex spiega anche che nel database del robot possono esserci pagine che in quel momento non possono apparire nei risultati. La domanda utile quindi non è soltanto «il crawler ha visto questo URL?», ma «questa pagina partecipa alla ricerca e, se no, quale stato ne spiega l’esclusione?»
Yandex documenta queste differenze nelle pagine ufficiali sulle pagine incluse nella ricerca e sulle pagine escluse.
Crawling, partecipazione alla ricerca, ranking e traffico sono problemi diversi
Questo episodio mi ha ricordato quanto sia facile confondere quattro livelli: crawling, presenza nel sistema di ricerca, partecipazione ai risultati e ranking o traffico effettivi. Sono collegati, ma non equivalenti.
- Crawling: il robot ha scaricato l’URL?
- Partecipazione alla ricerca: Yandex considera la pagina attualmente idonea a comparire?
- Ranking: dove compare per query specifiche?
- Traffico: dipende anche da domanda, snippet, CTR, stagionalità e molti altri fattori.
Perciò un calo del 25% delle pagine che partecipano alla ricerca non significa automaticamente un calo del traffico del 25%. Non prova nemmeno un problema di crawl o una penalizzazione algoritmica.
Perché la dimensione del calo restava importante
Duemila URL sono abbastanza per cercare uno schema comune invece di pensare a poche anomalie casuali. Controllerei se gli URL interessati condividono directory, template, tipo di contenuto, configurazione canonical, codice HTTP, struttura dei link interni o periodo di pubblicazione.
Segmentare in questo modo è più utile che fissare un unico totale. Se molte pagine escluse condividono una caratteristica tecnica, l’indagine si restringe. Se le perdite sono distribuite su sezioni indipendenti, cambia l’ipotesi. Questa è una strategia di indagine, non una dichiarazione sulla causa del mio caso.
Cosa controllerei prima di dare la colpa all’algoritmo
- Verificare la metrica. Accertarsi che la variazione riguardi davvero le «pagine in ricerca» e poi controllare le pagine escluse e le date.
- Leggere i motivi di esclusione. Yandex Webmaster può indicare basso valore o domanda, URL non canonico,
noindex, redirect o errori. Questi stati sono evidenze; indovinare dal grafico no. - Raggruppare gli URL colpiti. Confrontare directory, template, tipi di pagina, lingue, sezioni generate e periodi di pubblicazione.
- Controllare la base tecnica su un campione. Status HTTP, direttive robots, canonical, redirect, disponibilità e HTML realmente restituito al robot.
- Separare indicizzazione, ranking e traffico. Partecipazione alla ricerca, impression, clic e sessioni Analytics rispondono a domande diverse.
- Solo dopo formulare un’ipotesi causale. Se una configurazione, un deploy, un aggiornamento del template o un pattern di contenuto coincide con le pagine colpite, diventa un candidato, non ancora una prova.
Yandex consiglia di verificare il motivo specifico dell’esclusione e, dopo aver corretto un problema reale, inviare la pagina per un nuovo crawl. È un metodo molto più solido che partire da un grande numero e costruirgli attorno una spiegazione.
Cosa non affermerei da questo episodio
Non direi che «Yandex ha punito il sito», perché non l’ho dimostrato. Non direi che i crawler sono semplicemente «diventati più selettivi», perché quella frase nasconde stati tecnici differenti. Non definirei le 2.000 pagine perse per sempre e non presumerei che siano sparite tutte per lo stesso motivo senza verificarne gli stati.
La lezione che mi è rimasta
Vedere 2.000 pagine su 8.000 sparire dalla ricerca in una notte resta brutale. Ma la conclusione utile non è che «la SEO è casuale». È che i motori di ricerca espongono diversi livelli di stato e bisogna capire quale sia cambiato prima di spiegare il perché.
La mia regola pratica è semplice: registrare prima l’osservazione, lasciare aperta la causa e poi restringere le ipotesi con prove a livello di pagina. Il numero era 2.000. La causa era ancora una domanda.